La manovra economica 2027 rischia di ridurre sensibilmente gli aumenti delle pensioni medio-alte. A denunciarlo è la Uil Pensionati, che ha aggiornato le proprie simulazioni alla luce del testo del disegno di legge di Bilancio, evidenziando minori incrementi compresi tra 144 e oltre 1.300 euro annui, a seconda dell’importo dell’assegno.
Le stime sono state elaborate ipotizzando un’inflazione del 3% e un trattamento minimo Inps di 611,85 euro. Il nuovo sistema di rivalutazione, secondo il sindacato, penalizzerebbe soprattutto i pensionati che percepiscono assegni superiori a quattro volte il minimo.
Pensioni 2027, cosa cambia con la nuova rivalutazione
La principale novità riguarda il passaggio dal meccanismo di adeguamento per scaglioni a quello basato sull’importo complessivo della pensione.
Con il sistema attuale, le diverse percentuali di rivalutazione vengono applicate alle singole quote dell’assegno. Il nuovo criterio previsto dalla manovra stabilisce invece percentuali differenti in base alla fascia nella quale rientra l’intero trattamento pensionistico.
La rivalutazione resterà al 100% per gli assegni fino a quattro volte il minimo Inps, pari a 2.447,40 euro lordi mensili. Superata questa soglia, la percentuale riconosciuta diminuirà progressivamente.
Quanto si perde: le simulazioni della Uil Pensionati
Secondo i calcoli del sindacato, una pensione lorda mensile di 2.500 euro registrerebbe un minore aumento di 144,17 euro all’anno rispetto al sistema attuale.
Per un assegno da 3.000 euro la differenza salirebbe a 153,92 euro annui, mentre per una pensione da 3.500 euro raggiungerebbe 574,73 euro.
Le penalizzazioni diventerebbero ancora più consistenti per gli importi superiori: 711,23 euro annui per una pensione da 4.000 euro, 1.015,43 euro per un assegno da 5.000 euro e 1.163,63 euro per chi percepisce 6.000 euro lordi mensili.
La perdita stimata più elevata tra gli esempi esaminati riguarda una pensione da 6.200 euro mensili, con 1.314,17 euro di minore rivalutazione annuale.
Tutte le cifre sono lorde e calcolate su tredici mensilità. Non si tratta di somme sottratte direttamente alle pensioni attuali, ma di aumenti inferiori rispetto a quelli che sarebbero stati riconosciuti mantenendo il precedente sistema.
Le nuove percentuali previste dalla manovra
Il disegno di legge di Bilancio introduce sei fasce di rivalutazione.
L’adeguamento sarà pieno per le pensioni fino a 2.447,40 euro lordi mensili. La percentuale scenderà invece all’85% per i trattamenti fino a 3.059,25 euro, al 53% fino a 3.671,10 euro e al 47% fino a 4.894,80 euro.
Per gli assegni compresi tra 4.894,81 e 6.118,50 euro sarà riconosciuto il 37% dell’inflazione, mentre oltre 6.118,50 euro la rivalutazione scenderà al 32%.
Sono previsti meccanismi di salvaguardia per i trattamenti vicini alle soglie, allo scopo di evitare penalizzazioni eccessive nel passaggio tra una fascia e quella successiva.
La protesta della Uil: «Tagli insopportabili»
Il segretario generale della Uil Pensionati, Carmelo Barbagallo, ha espresso una dura critica alla misura, giudicando le nuove percentuali ancora più penalizzanti rispetto alle prime ipotesi circolate.
Secondo il sindacato, il governo dovrebbe intervenire sulla pressione fiscale anziché limitare gli adeguamenti delle pensioni al costo della vita.
Barbagallo ha inoltre sottolineato che in Italia ci sono circa 16 milioni di pensionati e ha chiesto una revisione della norma durante l’esame parlamentare della manovra.
Quando saranno definitivi gli aumenti delle pensioni 2027
Per conoscere gli importi effettivi della rivalutazione sarà necessario attendere il decreto del Ministero dell’Economia, adottato di concerto con il Ministero del Lavoro sulla base dei dati Istat relativi all’andamento dei prezzi.
Le percentuali e gli importi potranno essere successivamente aggiornati attraverso eventuali conguagli.
Le cifre diffuse dalla Uil rappresentano quindi simulazioni e non tagli già applicati. Il disegno di legge di Bilancio dovrà inoltre completare il percorso parlamentare, durante il quale potranno essere introdotte modifiche alle disposizioni attualmente previste.
