Un vaccino terapeutico personalizzato a mRNA, associato all’immunoterapia, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva o morte nei pazienti affetti da melanoma ad alto rischio. È il risultato di uno studio clinico internazionale di fase 3, presentato al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO 2026) a Madrid. Una novità significativa nella ricerca contro i tumori, che apre nuove prospettive per lo sviluppo di trattamenti oncologici personalizzati.
La sperimentazione ha coinvolto oltre 1.100 pazienti in numerosi centri oncologici nel mondo. Tra gli specialisti che hanno accolto con entusiasmo i risultati c’è anche Paolo Antonio Ascierto, oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli, che ha parlato di una nuova fase per il trattamento del melanoma e, potenzialmente, per l’intera oncologia.
Vaccino a mRNA contro il melanoma, i risultati dello studio su 1.137 pazienti
I dati arrivano dalla sperimentazione internazionale INTerpath-001, che ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma in stadio IIB-IV, già sottoposti alla completa asportazione chirurgica del tumore.
I ricercatori hanno confrontato due differenti strategie terapeutiche: la somministrazione del farmaco immunoterapico pembrolizumab e l’associazione dello stesso medicinale con il vaccino personalizzato a mRNA denominato intismeran autogene.
I risultati hanno evidenziato una riduzione relativa del 42% del rischio di ricomparsa della malattia o morte nei pazienti trattati con la combinazione rispetto a quelli che avevano ricevuto soltanto l’immunoterapia.
A due anni dal trattamento, l’82,2% dei pazienti che avevano ricevuto entrambe le terapie risultava libero da recidive, contro il 70% del gruppo trattato con il solo pembrolizumab.
La nuova combinazione ha inoltre ridotto del 38% il rischio di sviluppare metastasi a distanza o di morte. Numeri che rappresentano un progresso importante soprattutto per i pazienti con maggiore probabilità di ricaduta dopo l’intervento chirurgico.
Come funziona il vaccino anticancro a mRNA personalizzato
A differenza dei vaccini tradizionali utilizzati per prevenire le malattie infettive, quello sperimentato contro il melanoma è un vaccino terapeutico, sviluppato per aiutare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue.
La sua particolarità consiste nella personalizzazione del trattamento. Attraverso l’analisi genetica del tumore asportato, i ricercatori individuano le mutazioni caratteristiche delle cellule cancerose del singolo paziente.
Su questa base viene realizzato un vaccino a RNA messaggero capace di stimolare una risposta immunitaria mirata. La somministrazione insieme al pembrolizumab, un farmaco che favorisce l’azione delle difese immunitarie contro il cancro, permette di agire attraverso due meccanismi complementari.
Ascierto del Pascale di Napoli: «Una nuova era per l’oncologia»
I risultati dello studio hanno suscitato grande interesse anche tra gli specialisti italiani. Paolo Antonio Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, ha sottolineato la portata della sperimentazione.
«I nuovi dati sul vaccino a mRNA aprono ufficialmente una nuova era per il trattamento e per l’intera oncologia», ha scritto l’oncologo sui social.
L’importanza della ricerca non riguarda soltanto il melanoma. La possibilità di costruire vaccini personalizzati sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore potrebbe infatti favorire lo sviluppo di nuove terapie anche per altre forme di cancro.
Si tratta, tuttavia, di prospettive che richiederanno ulteriori studi per stabilire se benefici analoghi possano essere ottenuti in pazienti affetti da altre patologie oncologiche.
Vaccino contro il melanoma, quando sarà disponibile?
Nonostante i risultati incoraggianti, il vaccino a mRNA contro il melanoma resta un trattamento sperimentale, non ancora disponibile nella normale pratica clinica.
Saranno necessari ulteriori passaggi regolatori prima di un’eventuale autorizzazione. Inoltre, il monitoraggio dei pazienti dovrà proseguire per verificare la durata dei benefici e stabilire se la combinazione terapeutica sia in grado di migliorare anche la sopravvivenza complessiva.
La sperimentazione rappresenta comunque un risultato di particolare rilievo: per la prima volta una terapia oncologica personalizzata basata su questa tecnologia ha dimostrato benefici significativi in un ampio studio clinico di fase 3.
