È scontro tra Giorgia Meloni e la magistratura dopo la decisione di rimettere in libertà Youssef Siher, il ricercatore trentenne fermato nell’ambito delle indagini sui disordini avvenuti a Milano. La presidente del Consiglio ha duramente criticato il provvedimento della gip Tiziana Landoni, definendolo «Una decisione vergognosa». Immediata la reazione dei vertici del Tribunale di Milano e dell’Associazione nazionale magistrati, che hanno difeso l’operato della giudice.
Siher era stato fermato sabato 24 ottobre perché ritenuto dagli investigatori l’amministratore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”, nato dopo le manifestazioni sfociate in violenze e devastazioni nel capoluogo lombardo. La gip ha respinto la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti a sostegno delle contestazioni e non ravvisando un concreto pericolo di fuga.
Meloni contro la scarcerazione di Siher: «Mortificazione delle forze dell’ordine»
La premier è intervenuta con un video pubblicato sui propri canali social, contestando apertamente la decisione giudiziaria.
«Una decisione vergognosa», ha dichiarato Meloni, facendo riferimento alla liberazione del ricercatore.
La presidente del Consiglio ha quindi aggiunto: «Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del Ministero degli interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali».
La posizione della premier ha aperto un acceso confronto istituzionale, con i rappresentanti della magistratura intervenuti per richiamare il rispetto delle decisioni assunte nell’esercizio della funzione giudiziaria.
Perché Youssef Siher è stato liberato: le motivazioni della gip
Nell’ordinanza, la giudice Tiziana Landoni ha escluso la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza necessari a sostenere, in questa fase, le contestazioni avanzate dalla Procura.
Le accuse formulate dagli inquirenti riguardano l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Secondo la gip, i messaggi pubblicati sui canali social riconducibili a Siher non configurano un’incitazione alla commissione di reati, ma esprimono forme di protesta contro le politiche governative, anche attraverso richiami alla disobbedienza civile.
La giudice ha inoltre escluso la presenza di elementi concreti che facessero ritenere probabile una fuga del trentenne.
Siher è nato in Italia, dispone di documenti regolari e risulta stabilmente radicato sul territorio nazionale. Anche il suo temporaneo allontanamento dall’abitazione non è stato considerato un tentativo di sottrarsi alle indagini.
La decisione chiarisce inoltre che il rifiuto di comunicare agli investigatori il codice di sblocco del telefono non può essere interpretato automaticamente come un comportamento indicativo della volontà di fuggire.
La mancata convalida del fermo non equivale a un’assoluzione. L’inchiesta prosegue e Siher resta indagato a piede libero.
Tribunale di Milano, la risposta alle critiche della politica
Le parole della presidente del Consiglio hanno provocato la reazione dei vertici del Tribunale di Milano.
Il presidente Fabio Roia e la presidente della Corte d’Appello Ezia Maccora hanno definito «irricevibili» le critiche rivolte alla decisione della gip, sostenendo che simili dichiarazioni evidenzino una conoscenza insufficiente dei principi che regolano il funzionamento della giustizia.
Nel loro intervento, i vertici degli uffici giudiziari hanno ricordato che il magistrato è chiamato ad applicare le norme e le garanzie previste dall’ordinamento, indipendentemente dalle valutazioni politiche.
«La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione», hanno sottolineato Roia e Maccora, replicando alle dichiarazioni della premier.
L’Associazione nazionale magistrati: «Attacco scomposto»
Anche l’Associazione nazionale magistrati è intervenuta sulla vicenda, esprimendo solidarietà alla gip Tiziana Landoni.
«La nostra piena solidarietà alla gip di Milano, oggetto di un attacco scomposto da parte della Presidente del Consiglio dei ministri».
La Giunta esecutiva centrale dell’Anm ha ribadito che le decisioni dei giudici possono essere contestate attraverso gli strumenti previsti dalla legge, ma ha criticato le dichiarazioni che, a suo giudizio, rischiano di delegittimare l’attività della magistratura.
«Autonomia e indipendenza della magistratura sono due capisaldi della democrazia, in cui i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico. Questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni», conclude l’Anm.
La vicenda assume così una dimensione che supera il singolo procedimento giudiziario, riaprendo il confronto sui rapporti tra politica e magistratura.
Sul piano giudiziario, intanto, l’indagine nei confronti di Youssef Siher prosegue, mentre resta ferma la decisione della gip di non convalidare il fermo e di non applicare la custodia cautelare richiesta dalla Procura.
