Si è tenuta oggi l’udienza per il ricorso contro il divieto di trasferta per i tifosi del Napoli. L’avv.Pisani: “Punire gli innocenti è rinuncia allo Stato di diritto”
“DEVE ESSERE RISTABILITO IL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA’”
Dinanzi al TAR Lazio – Sezione I Ter si è tenuta oggi la Camera di Consiglio relativa al ricorso contro il divieto generalizzato di trasferta per i tifosi del Napoli fino al termine della stagione. L’esito è atteso nei prossimi giorni. La difesa, rappresentata dall’avvocato Angelo Pisani che è intervenuto ad adiuvandum a nome dei numerosi tifosi tesserati, si è detta fiduciosa che venga ristabilito il principio di proporzionalità e che si riaffermi il fondamento dello Stato di diritto: colpire i responsabili, non sacrificare i diritti degli innocenti. “La sicurezza si realizza con misure mirate, non con divieti generalizzati. Chi sbaglia deve pagare, ma non possono pagare tutti”.
“NON SI PROTEGGE L’ORDINE PUBBLICO, SI PUNISCE LA LIBERTÀ’”
Nel corso dell’udienza Angelo Pisani ha denunciato con fermezza l’illegittimità e la sproporzione del provvedimento ed anche replicato all’avvocatura di Stato che insisteva sulla prevenzione di limitare l’accesso al pubblico per evitare pericoli. “Se lo Stato può identificare i colpevoli – ha detto il legale – ma sceglie di punire gli innocenti, allora la misura non protegge l’ordine pubblico, punisce la libertà”. L’avv. Pisani ha inoltre evidenziato la disparità di trattamento rispetto a precedenti analoghi provvedimenti adottati nei confronti di altre tifoserie, per le quali il divieto di trasferta è stato limitato nel tempo e circoscritto a specifici incontri.
I MOTIVI DEL RICORSO
Il ricorso contesta la natura sostanzialmente punitiva del decreto, adottato formalmente come misura preventiva ex art. 7-bis.1 L. 401/1989 ma applicato in modo indiscriminato, senza una valutazione concreta e specifica dei rischi partita per partita.
Secondo la difesa:
•sono stati identificati circa 300 soggetti coinvolti in episodi di violenza,
•esistono strumenti individuali come DASPO e misure cautelari,
•non vi è stata adeguata istruttoria sugli indici di rischio per le singole trasferte,
•la misura colpisce migliaia di tifosi estranei ai fatti, incluse famiglie e minori.
“Non si può trasformare una tifoseria in una categoria sospetta per appartenenza territoriale. La responsabilità è personale, non collettiva. Lo impone l’articolo 27 della Costituzione e lo impone la coscienza democratica del Paese”, ha concluso Pisani.
