STADIO DIEGO ARMANDO MARADONA – Durante la presentazione dell’iniziativa “Sanghe pe’ Napule“, promossa da Sorgesana in collaborazione con Avis e SSCN, Tommaso Bianchini ha toccato vari temi riguardanti il Napoli
SULL’INIZIATIVA SANGHE PE’ NAPULE
“Tema importante ma diverso rispetto al solito. Napoli è una citta sanguigna, forte e che combatte. Una città impermeata dal rito del miracolo di San Gennaro. Quando qualche mese fa, Gabriella ci ha presentato l’idea meravigliosa di Sorgesana sono rimasto molto stupito dallo scoprire che il Napoli è il penultimo capoluogo per donazioni. Totalmente in contraddizione con le tendenze di questa città, tutto mi aspetto tranne un disinteresse per un tema di collettività, vivo Napoli ormai da un anno e mezzo. E abbiamo scelto di far partire quest’attività. Sono felice di farlo con Sorgesana e il gruppo, perché sono con il Napoli da anni”.
SULLA SOLIDITA’ DELLA SOCIETA’ SPORTIVA CALCIO NAPOLI
“Siamo un’eccellenza mondiale, si parla tanto di sostenibilità aziendale: noi siamo un vero club sostenibile a livello finanziario, rispetta le regole, vince e crea il valore aggiunto. E’ importante ribadirlo, è una fortuna che pochi club hanno. Voglio ribadirlo. La seconda fase di vita del club, che poi è andata in parallelo con l’intuizione di De Laurentiis di fare l’autoproduzione maglie, ci ha posizionato anche come brand. Ho avuto l’onere e l’onore entrando in quella fase lì. Costruendo un posizionamento di brand chiaro e identificativo di ciò che volevamo essere: ambasciatori di Napoli nel mondo. Da Napoli verso il mondo. Oggi entriamo nella terza fase: “Il Napoli per Napoli”, non solo ambasciatori di un manifesto culturale e ideologico, ma anche di azioni per la cittadinanza attiva. Oggi parliamo di un’attività importante, parliamo di vita: donare il sangue è importante. Quando c’è l’emergenza si accende l’attenzione ma l’obiettivo del Napoli è porre attenzione sull’obiettivo nel quotidiano. Come abbiamo detto nel video di lancio delle maglie a inizio anno, Napoli non muore, è viva ancora”.
IL NAPOLI PER NAPOLI
“Territorio? Già da qualche stagione abbiamo iniziato un percorso d’avvicinamento, ora c’è una identificazione assoluta fra Napoli e città. La squadra ha vinto due scudetti e una Supercoppa in tre stagioni e Napoli è diventata il posto dove tutti vogliono stare. Stiamo vivendo un rinascimento di Napoli in tantissimi settori. Oggi Napoli è il place to be, un asset fondamentale per noi. Come per Napoli è stato secondo me importante il lavoro fatto dal club. Abbiamo fatto il cimitero delle fontanelle, la Gaiola, la metro di Chiaia, il teatro napoletano, nelle nostre iniziative: riscoprirsi uno nell’altro fa sì che il Napoli oggi sia ambasciatore di Napoli, ci dà molto orgoglio”.
SUL MARADONA E SUL NUOVO STADIO DEL NAPOLI
“Sapete benissimo che sulle infrastrutture il presidente è attivo, molto attivo personalmente e vi aggiornerà quando riterrà opportuno. Posso dire che De Laurentiis è sempre stato molto chiaro: l‘interesse è di fare un nuovo stadio, non di mettere pezze sullo stadio esistente. Non è una notizia nuova, vi ribadisco lo stato dell’arte.
Per me che invece sono chiamato a sviluppare il business intorno al Napoli, posso dire che dai nostri forecast perdiamo circa 70-80 milioni l’anno non avendo un nuovo stadio. Non perché alzeremo i prezzi in modo folle, ma perché semplicemente abbiamo una carenza strutturale importante sulla parte corporate, che regge circa il 50% dei nuovi stadi. Servirebbero 80 sky box e tanti posti corporate per far aumentare la crescita strutturale del club. Ci mancano 70 milioni di food & beverage, museo, tour, experience immersive, hospitality. De Laurentiis è competitivo e serve un nuovo stadio: senza, il Napoli sta facendo oggettivamente dei miracoli. Che per definizione non sono eterni. Vogliamo crescere nel futuro, ci serve un impianto di proprietà del Napoli, per avere i flussi necessari per supportare la crescita”.
SUGLI OBIETTIVI DEL NAPOLI
“Ci siamo dati una risposta su cosa fosse il Napoli, è un ponte fra la città e i napoletani sparsi nel mondo delle diverse generazioni. Il napoletano più si allontana più è attaccato alle proprie origini. Su questo, abbiamo costruito la nostra strategia di marketing. Avevamo intuito che mancasse un collegamento forte, diretto ed evidente, sull’identificazione di un unicum fra squadra e città. Lavorando sul territorio, valorizzandolo e raccontando un manifesto su ciò che è Napoli e ciò che sono i napoletani. Qui c’è un concetto religioso di fede che si tramanda e che travalica i limiti e i confini della città. Supportato dal rebranding visuale e di identità di brand, che ha fatto sì che il Napoli oggi sia più facilmente identificabile rispetto a prima. Le leve fondamentali son state la visione del presidente De Laurentiis: sfruttare il diritto d’immagine, che possiamo farlo solo noi andando in posti diversi con calciatori diversi, e poi l’essere diventato un fashion brand, guidato in maniera eccellente da Valentina De Laurentiis. Un brand nel brand: Valentina è entrata in simbiosi col gruppo di lavoro di Armani, che ci porta oggi un vantaggio competitivo apprezzato dal mercato. Sia dai fan ma anche da brand internazionali che poi scelgono Napoli come hub di innovazione per arrivare in Italia. Abbiamo un parco d’aziende, come Arnone stesso, che negli anni hanno investito e creduto in Napoli. L’ultima con l’azienda cinese Dongfeng che sceglie il Napoli, pur avendo 50 miliardi di fatturato. Abbiamo ancora del lavoro da fare in campo internazionale”.
SUI RICAVI COMMERCIALI RADDOPPIATI
“Secondo me noi siamo più o meno alla metà del nostro potenziale, abbiamo ancora delle aree di sviluppo. Stiamo anche crescendo dal punto di vista strutturale, l’azienda la fanno le persone. Ho un gruppo di lavoro che incrementiamo molto valido. Servono specifiche competenze per presentarsi nel modo giusto al mercato. Oggi abbiamo una credibilità che stiamo costruendo negli anni. E ci aiutano a migliorare il discorso del fatturato e le partnership. Il nostro punto dolente è sicuramente il ricavo da botteghino: noi sicuramente grazie sia ai risultati sportivi che al coinvolgimento che squadra e allenatore provocano, ma anche al gruppo di lavoro che studia il pricing riusciamo a fare sold-out anche in orari strani o orari non di cartello… Per esempio abbiam giocato due volte di martedì alle 18:30. Pesano quegli 80 milioni, siamo sui 110-120 milioni di ricavi commerciali, il nostro obiettivo è 200 milioni. Stiamo lavorando già alla prossima stagione. Il merchandising oggi lavora molto bene sul territorio nazionale, la nostra sfida è essere competitivi all’estero col merchandising. Bisogna produrre all’estero – già lo facciamo – ma anche avere una rete distributiva. E serve anche avere academy e partnership strategiche all’estero. Per aumentare il fatturato. Però per fare il salto vero di qualità e per competere, senza quei ricavi da nuovo stadio, è veramente molto complesso. Ad un certo punto la crescita si fermerà. E serve lo stadio di proprietà”.
