/ Buche stradali, la Cassazione cambia le regole sui risarcimenti: quando il Comune non paga

Buche stradali, la Cassazione cambia le regole sui risarcimenti: quando il Comune non paga

 

Cadere con lo scooter o danneggiare un’automobile a causa di una buca stradale non dà automaticamente diritto a un risarcimento da parte del Comune. Anche il comportamento di chi subisce l’incidente deve essere valutato, soprattutto quando il pericolo era visibile e avrebbe potuto essere evitato adottando le normali precauzioni.

 

A ribadirlo è la Corte di Cassazione, con l’ordinanza numero 27680 del 23 ottobre 2026, che ha respinto il ricorso di un motociclista intenzionato a ottenere oltre 51mila euro di risarcimento per le lesioni riportate dopo una caduta.

 

La decisione chiarisce un principio importante: la responsabilità dell’ente che gestisce la strada può essere esclusa quando la condotta imprudente del danneggiato rappresenta la causa esclusiva dell’incidente.

 

Il motociclista caduto vicino ai binari

 

La vicenda esaminata dalla Suprema Corte riguarda un uomo che, durante una mattinata piovosa, stava percorrendo in ciclomotore una strada urbana a senso unico.

 

La carreggiata, ampia e rettilinea, era attraversata dai binari di una metropolitana di superficie. In prossimità delle rotaie era presente una disconnessione del manto stradale, larga circa 30 centimetri, lunga 40 e profonda 20.

 

Il motociclista, residente da molti anni nelle vicinanze, stava raggiungendo il piazzale di un mercato quando ha perso il controllo del mezzo, cadendo e riportando lesioni.

 

Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, l’uomo aveva anticipato la svolta, attraversando diagonalmente la carreggiata e passando proprio nel punto in cui si trovava il dissesto, anziché utilizzare un percorso più sicuro.

 

Dopo l’incidente aveva chiesto al Comune un risarcimento superiore a 51mila euro, anche in considerazione dei postumi permanenti riportati.

 

La Cassazione: decisiva la condotta imprudente

 

La richiesta era già stata respinta nei precedenti gradi di giudizio. La Cassazione ha confermato la decisione, attribuendo particolare rilievo al comportamento del conducente.

 

Secondo i giudici, il motociclista avrebbe potuto riconoscere la situazione di pericolo e adottare una condotta più prudente, soprattutto considerando le condizioni meteorologiche e la presenza dei binari.

 

Tra gli elementi valutati anche la violazione dell’articolo 143 del Codice della Strada, che disciplina la posizione dei veicoli durante la circolazione.

 

Il conducente aveva infatti percorso il margine sinistro della carreggiata, anticipando la manovra di svolta.

 

Per la Suprema Corte, la mancata osservanza delle normali cautele può arrivare a interrompere il collegamento tra il dissesto stradale e il danno subito, escludendo così la responsabilità dell’amministrazione.

 

Quando il Comune deve risarcire i danni

 

La decisione non significa che i Comuni siano automaticamente esonerati dalle responsabilità per la cattiva manutenzione delle strade.

 

L’articolo 2051 del Codice Civile stabilisce che chi ha in custodia un bene risponde dei danni provocati dallo stesso, salvo che riesca a dimostrare l’esistenza di un caso fortuito.

 

Nel caso delle strade pubbliche, il soggetto responsabile è generalmente l’ente proprietario o gestore.

 

Chi subisce un incidente deve dimostrare il collegamento tra le condizioni della carreggiata e il danno riportato. Non è invece necessario provare una specifica negligenza dell’amministrazione.

 

La situazione cambia quando emerge un comportamento imprudente della persona danneggiata.

 

Se l’imprudenza ha contribuito soltanto in parte all’incidente, il risarcimento può essere ridotto. Se invece ne rappresenta l’unica causa, può essere completamente escluso.

 

È questo il principio della ragionevole cautela, richiamato dalla Cassazione anche sulla base degli orientamenti delle Sezioni Unite.

 

Buche stradali, quali elementi contano per il risarcimento

 

Nella valutazione di un incidente, i giudici devono considerare le circostanze concrete.

 

Tra gli elementi più importanti figurano la visibilità della buca, le condizioni della strada, la presenza di illuminazione, il comportamento del conducente e la possibilità effettiva di evitare l’ostacolo.

 

Anche la pioggia, la velocità e l’eventuale conoscenza dei luoghi possono assumere rilievo.

 

Una buca chiaramente visibile non viene valutata necessariamente allo stesso modo di un dissesto nascosto o difficilmente individuabile.

 

Per chi intende presentare una richiesta di risarcimento è quindi importante documentare l’incidente attraverso fotografie, eventuali rilievi delle forze dell’ordine, testimonianze e certificazioni mediche.

 

Non basta dimostrare che sulla strada fosse presente una buca: occorre anche provare che proprio quella condizione abbia provocato il danno.

 

Una decisione importante anche per gli automobilisti

 

L’ordinanza della Cassazione rappresenta un riferimento per le controversie relative agli incidenti causati dalle cattive condizioni delle strade.

 

La pronuncia conferma che l’obbligo di manutenzione degli enti pubblici resta in vigore, ma deve essere valutato insieme al comportamento di chi utilizza la carreggiata.

 

La responsabilità del Comune, dunque, non è una garanzia assoluta contro qualsiasi incidente.

 

Ogni richiesta di risarcimento deve essere esaminata considerando le condizioni della strada, le prove disponibili e l’eventuale contributo del danneggiato.

 

Il principio è che la presenza di una buca non basta, da sola, a ottenere un indennizzo: determinante è ricostruire come si è verificato l’incidente e se il pericolo poteva essere evitato con la normale prudenza.

 

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