La Napoli immaginaria del sindaco

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La Napoli immaginaria del sindaco

Per troppo tempo questa città e i suoi cittadini sono stati costretti a camminare «a folle».

Parliamo, si spera con giudizio,  dell’importanza dei livelli minimi di quotidianità. Parliamo dello sviluppo della vasta metropoli napoletana. Parliamo di uno spirito critico, tramortito dall’indolenza ormai acquisita per i soporiferi anni di illusione “demagistriana”. La gente di Napoli possiede il diritto di non considerare perdute le ore di vita dedicate a lavoro, allo studio e a quant’altro s’addice alla normalità. Aspira a un posto di riguardo come quelli di “una bella giornata”, alla La Capria. Magari potrebbe garantirla il sindaco intraprendente; bravo a comunicare; che buca il video e fa bella figura col popolo e in tv; De Magistriis parla stando sul generico e l’astratto, ma dice anche cose a volte  sensate. Salvo che racconti – come la scorsa settimana da Formigli, a Piazza pulita, su La7 – i suoi sogni facendoli passare per fatti reali. Sulla «funzione» il discorso cambia: sia perché la realtà di Napoli, sotto gli occhi di tutti, è disastrosa; sia perché egli non dà risposte adeguate ai problemi. Qualche esempio tra i tanti. È aumentato vertiginosamente il debito del Comune ed è folle addossarlo alle generazioni dei prossimi trent’anni pur di evitare il dissesto.  Da ultimo, non per importanza, è temerario rabbonire i napoletani dicendo che, nel giro d’un paio d’anni, gl’inesistenti servizi cittadini funzioneranno. Domanda non peregrina: aspettando che il sindaco, con la sua bacchetta magica, realizzi il salvataggio della città e l’efficienza dei servizi.Nel frattempo quanto ancora dovranno soffrire i cittadini, già spremuti fino all’osso dalle alte imposte? Il sindaco non lo dice. Ma la verità è che se la macchina continua a camminare, è solo perché procede per inerzia, pur coi freni che non funzionano tanto bene. Altro che rinascimento!

Eppure, in un simile contesto, il sindaco pensa che il Comune possa gestire tutto in città. Dimentica di non avere soldi e di avere un apparato amministrativo insufficiente e non proprio campione di efficienza. Lasciando perdere la bizzarra pretesa di

essere uno e trino: sindaco oggi, aspirante governatore o premier (sic!) domani. Decollando e volando sulla politica generale, magari per atterrare su quella regionale. Comunque ha troppo da fare per avere tempo e vo- glia di gestire in concreto gli enormi problemi di Napoli.

Molto più bravo nei gesti simbolici: innalza vessilli; conferisce cittadinanze onorarie; cambia nome alle strade trascurando la storia; organizza raduni e feste sul lungomare liberato o addirittura

proteste popolari, magari a Roma. Sembra seguire lo stile borbonico del «facite ammuina». Perché non spiega l’utilità di prolungare il sostanziale dissesto del Comune e la dram-mmatica agonia della città? E qui salta fuori il problema di che fare dell’Azienda di mobilità. Un problema gigantesco, non certo sorto ieri.

Si sapeva da tempo che l’Anm era un’azienda decotta che oggi più che organizzare trasporti dovrebbe occuparsi del «tram che si chiama desiderio». Ma forse è bene che non faccia neppure questo, perché è probabile che il tram non passi più e il desiderio resti inappagato. Come il futuro della Napoli immaginaria che ormai stazione nella fervida mente di De  Magistris.