Terza udienza del terzo processo per la morte di Diego: sott’accusa il neurochirurgo Luque. Giannina: “Ci ha manipolati”
LACRIME DELLA FIGLIA PER ALCUNI MESSAGGI VOCALI
Commozione e tensione nel giorno della terza udienza del nuovo processo in corso in Argentina , presso il tribunale di Santo Isidro, per la morte di Diego Maradona. L’accusa per i sette imputati è di omicidio. La figlia secondogenita di Diego, Giannina Maradona, è scoppiata in lacrime sul banco dei testimoni quando ha riascoltato i messaggi vocali con cui il neurochirurgo Leopoldo Luque – il principale imputato – aveva convinto la famiglia ad accettare la degenza domiciliare dopo la delicata operazione per rimuovere un ematoma subdurale alla testa effettuata il 2 novembre. L’autopsia ha determinato che il decesso di D10s è sopraggiunto a causa di un edema polmonare acuto secondario provocato da insufficienza cardiaca. Il suo cuore pesava 503 grammi, il doppio del peso normale, e presentava cardiomiopatia dilatativa e grave accumulo di liquidi negli organi e nel corpo.
LA STRAZIANTE TESTIMONIANZA DI GIANNINA
La seconda figlia di Maradona e Claudia, come riporta il quotidiano Olè, ha tenuto una straziante testimonianza di quei momenti: “Una delle opzioni era farlo internare senza il suo consenso e intraprendere azioni legali, un’altra era ricoverarlo in una clinica con il suo consenso, e la terza era l’assistenza domiciliare. Dopo essere stato in un ospedale psichiatrico per la sua dipendenza da cocaina, sembrava l’opzione migliore. Non so se fosse perché lo trattavano come un paziente qualsiasi o se fosse consapevole di ciò che stava accadendo. O se, come ci ha detto in seguito, il nostro amore lo avesse aiutato”. Giannina ha poi rivelato le responsabilità di Luque. “Non riuscivo a immaginare che ci fosse un secondo fine o che stesse tramando qualcosa. Credevamo davvero che l’opzione di Luque e Cosahov fosse quella giusta e la migliore per lui. Lo avremmo sostenuto perché volevamo che vivesse al meglio. Ci fidavamo di loro, ci hanno manipolato e noi abbiamo accettato. Ci dissero che si sarebbe trattato di un serio programma di assistenza domiciliare con attrezzature mediche».
