Alessandra Vaccaro, giornalista di Radio Marte, ha parlato nel corso di Siamo tutti allenatori: “Si tende sempre a fare il paragone con il Napoli dell’anno scorso, è ovvio ed è anche giusto. Proprio di questi tempi, un anno fa si parlava del ‘morto’. Dopo la sconfitta col Bologna, Conte disse testualmente, ‘non ho voglia di accompagnare un morto’. In quel momento, Conte stava lanciando un messaggio alla squadra, al club. Alla luce delle difficoltà che sta riscontrando Massimiliano Allegri in questo avvio, bisogna fare un passo indietro e dare ulteriori meriti al lavoro di Conte. Il merito per la vittoria del quarto Scudetto è soprattutto suo. C’erano giocatori importanti, come Lukaku, ma non era la rosa migliore del campionato: è stato Conte a far rendere al massimo i giocatori a disposizione. Anche per la questione infortuni, siamo stati ingenerosi nei confronti di Conte. Non erano per forza ascrivibili agli allenamenti pesanti perché quest’anno sono già il doppio, considerando le giornate. Dal punto di vista del gioco, Conte poteva piacere o non piacere, ma ha grandi meriti”.
IL MERCATO “Tanti nodi sollevati da Conte stanno venendo al pettine con Allegri. Si parla sempre di mercato di Conte, ma Conte non ha preteso giocatori precisi ad un prezzo esorbitante. Ci risulta che Lorenzo Lucca, l’acquisto più ingombrante e discusso degli ultimi anni, non è mai stato la sua prima scelta. Sul taccuino dell’ex allenatore azzurro, davanti a Lucca c’erano Nunez al primo posto e Jackson al secondo. Conte avrebbe voluto Lucca come alternativa, non per 35 milioni. Avrebbe preferito aggiungere qualcosina, 8, 10 milioni per prendere un altro tipo di attaccante. Lang? Non era tra i nomi preferiti di Conte. Per quel ruolo avrebbe voluto Greenwood. Per la difesa, invece, è arrivato Beukema che pensavamo fosse un pallino di Conte. In realtà per 31 milioni avrebbe fatto altre scelte. Milinkovic-Savic a 20 milioni? Non era una sua richiesta esplicita: il preferito per la porta era Suzuki. Ha mollato nell’ultima sessione di mercato di riparazione. Su Alisson Santos e Giovane non ha messo bocca, l’ha ammesso lui stesso in conferenza stampa. Certo, non avrebbe speso 40 milioni per quei due profili. Per 20 milioni a testa, avrebbe scelto calciatori pronti da inserire in rosa, non avendo tempo per lavorarci e adattarli alla squadra”.
IL LEGAME CON ADL “Quando ha deciso di venire al Napoli, quando ha ricevuto la chiamata di Aurelio De Laurentiis, Conte ha messo subito le cose in chiaro. Non per avere pieni poteri o per fare il despota della situazione, semplicemente perché è abituato a lavorare in un determinato modo, con una divisione delle competenze netta. Con Aurelio De Laurentiis si sente ancora ogni giorno: il rapporto è saldo, sono davvero amici, c’è grande rispetto e grande stima. Nonostante questo rapporto così stretto, Conte è riuscito a mettere subito i puntini sulle i e a far sì che il presidente rimanesse fuori dalle cose di calcio. Perciò tutto ha funzionato, non senza fatica. Il legame tra Conte e De Laurentiis non è stato mai scalfito da nulla, neanche dal mercato: nel biennio condiviso non hanno mai avuto nulla da ridire l’uno con l’altro”.
IL CASO DE BRUYNE “Nel secondo anno napoletano, Conte ha avuto anche un’altra incombenza, cioè De Bruyne. Con Kevin il rapporto non è mai sbocciato perché gli atteggiamenti di cui parliamo oggi erano una costante anche nella scorsa stagione. A malincuore, perché parliamo del giocatore più forte della rosa del Napoli, ma De Bruyne aveva già creato dei problemini nello spogliatoio. Dal racconto che stiamo facendo, viene fuori la figura di un Conte leader. Come tale, nel suo biennio azzurro, è riuscito a tenere a bada alcuni atteggiamenti che, magari, potevano creare disagio all’interno dello spogliatoio. Ovviamente è arrivato a fine ciclo, stremato”.
