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La musica come cura per la demenza: lo studio nato nel napoletano

Può la musica rallentare la demenza? Dal napoletano uno studio presentato al Congresso mondiale di Bologna. Un’esperienza nata nel napoletano approdata al più importante congresso mondiale sulla musicoterapia. A Bologna, Agostino Borroso, insieme Martina Scognamiglio, Marzia Maddaloni e la professoressa Elide Scarlata, hanno portato uno studio dedicato alla demenza richiamando l’attenzione sulle carenze dell’assistenza in Italia e in Campania.

 

La musica e la demenza: da San Giorgio a Cremano al World Congress of Music Therapy

Da San Giorgio a Cremano al più importante appuntamento internazionale dedicato alla musicoterapia. C’è anche un’esperienza nata nel napoletano tra i protagonisti del 18° World Congress of Music Therapy, che si è svolto a Bologna dal 7 al 12 luglio, dove oltre 1.400 professionisti tra ricercatori, clinici e musicoterapeuti provenienti da oltre 70 Paesi si sono confrontati sulle più recenti evidenze scientifiche riguardanti l’impiego della musica in ambito sanitario, educativo e sociale.

Tra i contributi presentati al congresso c’è stato infatti quello di Agostino Borroso, esperto di musicoterapia e vicepresidente di TAM – Tieni a Mente, che insieme all’équipe multidisciplinare del Caffè Alzheimer “Il Centro” di San Giorgio a Cremano ha portato uno studio pilota dedicato agli effetti della musicoterapia nelle persone affette da malattie neurodegenerative.

 

Oltre alla scienza, la realtà sociale (difficile)

L’obiettivo della ricerca è contribuire a dimostrare l’efficacia degli interventi musicoterapici nel preservare le capacità cognitive, migliorare la qualità della vita dei pazienti e sostenere le famiglie coinvolte nel percorso di cura. Ma dietro il lavoro scientifico c’è una realtà che racconta una delle emergenze sanitarie e sociali più importanti del Paese: “Se affrontiamo il tema delle demenze in Italia – spiega Borroso – ci troviamo davanti a una situazione assolutamente complessa e drammatica. La gestione delle malattie neurodegenerative, l’assistenza e la riabilitazione evidenziano ancora oggi una carenza strutturale sulla quale è necessario intervenire in maniera concreta”.

 

Numeri della demenza: nei prossimi 25 anni un +50%

Secondo le stime riportate dallo studio, in Italia convivono con una forma di demenza circa 1 milione e mezzo di persone, un numero destinato a crescere con l’aumento dell’età media della popolazione. Le proiezioni parlano infatti di un incremento di circa il 50% nei prossimi 25 anni.Accanto ai pazienti esiste poi un esercito silenzioso di familiari che affronta quotidianamente il peso dell’assistenza.

“Per ogni persona colpita da una malattia neurodegenerativa ci sono i cosiddetti ‘pazienti nascosti’: i caregiver”, continua Borroso. “Sono soprattutto figli, coniugi e familiari che si trovano improvvisamente a gestire un’emergenza sanitaria senza avere gli strumenti necessari e, molto spesso, senza un adeguato sostegno da parte delle istituzioni”.

 

Il ruolo importantissimo dei caregiver

In Italia si stimano tra i tre e i quattro milioni di caregiver informali e circa il 70% di chi presta assistenza in maniera continuativa è una donna. Molti sono costretti a ridurre o abbandonare il lavoro, con un impatto economico e psicologico che coinvolge l’intero nucleo familiare.

La situazione appare ancora più critica nel Mezzogiorno. In Campania si stima la presenza di 80-90 mila persone affette da demenza, ma le strutture dedicate risultano ancora insufficienti rispetto ai bisogni del territorio. A fronte di 91 Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, sono appena 14 le RSA dotate di Nucleo Alzheimer e soltanto quattro i centri diurni specificamente dedicati alle malattie neurodegenerative.

“La mappatura dei servizi restituisce una fotografia molto frammentata e mette in evidenza una forte disparità tra Nord e Sud”, osserva Borroso. “Tra il momento della diagnosi e la reale presa in carico del paziente esiste ancora un divario enorme”.

A questo si aggiunge il peso economico delle cure. La gestione di una persona con demenza può arrivare a costare tra i 70 e gli 80 mila euro all’anno. Anche quando si riesce ad accedere ai servizi pubblici, il Servizio sanitario nazionale copre mediamente poco più di 20 mila euro annui, lasciando il resto delle spese a carico delle famiglie.

 

Il “caso” di San Giorgio a Cremano

Musica e demenza. È proprio per cercare di colmare questo vuoto che nel 2018 nasce a San Giorgio a Cremano il Caffè Alzheimer “Il Centro”, una struttura non residenziale che accoglie persone con malattie neurodegenerative proponendo un percorso riabilitativo integrato che comprende stimolazione cognitiva, fisioterapia, terapia occupazionale, laboratori artistici e musicoterapia.

“L’obiettivo è duplice”, spiega Borroso. “Da una parte offriamo percorsi terapeutici altamente specializzati a costi contenuti; dall’altra consentiamo ai caregiver di avere alcune ore durante la giornata da dedicare alle proprie esigenze, riducendo il cosiddetto burden, cioè il carico psicologico ed emotivo legato all’assistenza continua”.

Nel centro vengono organizzati anche gruppi di sostegno psicologico dedicati ai familiari, mentre i pazienti partecipano ad attività di gruppo che favoriscono la socializzazione e aiutano a mantenere il più a lungo possibile le capacità cognitive residue. Proprio l’esperienza maturata a San Giorgio a Cremano costituisce il cuore dello studio presentato al Congresso mondiale di Bologna.

“Come équipe di musicoterapeuti, in sinergia con tutti i professionisti del centro, abbiamo realizzato uno studio pilota per dimostrare l’efficacia degli interventi di musicoterapia nelle malattie neurodegenerative”, conclude Borroso. “Ci auguriamo che questo contributo possa arricchire la cultura scientifica internazionale e rafforzare la necessità di investire sempre di più in percorsi riabilitativi completi, capaci di migliorare concretamente la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie”.

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