Dopo i supermercati, gli hacker prendono di mira anche i sistemi di refrigerazione utilizzati per conservare il sangue destinato alle trasfusioni. È accaduto in Francia, dove un attacco informatico ha interessato alcune apparecchiature dell’Établissement français du sang (EFS), l’ente pubblico responsabile della raccolta e della distribuzione del sangue.
I pirati informatici sono riusciti a modificare da remoto le impostazioni di alcune celle frigorifere, normalmente mantenute a temperature intorno ai -30 gradi, programmando un innalzamento fino a 110 gradi. I sistemi di allarme hanno però consentito di individuare rapidamente l’anomalia, evitando danni ai prodotti conservati e conseguenze per i pazienti.
L’episodio, avvenuto nella notte tra il primo e il 2 novembre, ha suscitato preoccupazione anche in Italia, dove gli esperti chiedono di rafforzare le misure di sicurezza informatica delle strutture sanitarie.
Francia, hacker contro i frigoriferi delle donazioni di sangue
Secondo quanto riportato dalla stampa francese, l’attacco ha interessato i sistemi informatici di un fornitore esterno incaricato della gestione e della manutenzione delle apparecchiature frigorifere.
Le anomalie sono state riscontrate in tre strutture utilizzate per conservare prodotti sanguigni, tra cui plasma destinato alle trasfusioni e alla produzione di medicinali.
Gli hacker hanno modificato i parametri dei sistemi di refrigerazione, impostando temperature estremamente elevate. I 110 gradi rappresentavano la temperatura programmata dagli aggressori, non quella effettivamente raggiunta dalle celle.
L’intervento tempestivo del personale ha permesso di mettere al sicuro le scorte. Le autorità sanitarie francesi hanno confermato che non si sono registrate perdite di prodotti sanguigni né interruzioni delle attività trasfusionali.
Salutequità: «Un campanello d’allarme per l’Italia»
A commentare l’accaduto è stato Tonino Aceti, presidente di Salutequità, che all’Adnkronos Salute ha sottolineato i rischi legati alla crescente digitalizzazione del sistema sanitario.
«Quanto accaduto in Francia dimostra che oggi per mettere a rischio la salute dei cittadini non è necessario attaccare direttamente un ospedale o una banca dati sanitaria. Può bastare compromettere i sistemi informatici di un fornitore che gestisce apparecchiature essenziali per l’assistenza».
Secondo Aceti, quanto avvenuto deve rappresentare un segnale da non sottovalutare anche per il nostro Paese.
Il presidente di Salutequità chiede di verificare la sicurezza dei frigoriferi destinati alla conservazione del sangue, dei farmaci e dei materiali biologici, controllando soprattutto gli accessi informatici da remoto.
Fondamentale anche predisporre sistemi di monitoraggio indipendenti e procedure alternative, capaci di garantire la continuità dei servizi in caso di attacco.
Centro nazionale sangue: «Nessun allarme in Italia»
Sulla vicenda è intervenuta anche Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue, che ha invitato a mantenere alta l’attenzione senza creare allarmismi.
Secondo quanto dichiarato all’Adnkronos Salute, il Centro nazionale sangue, in collaborazione con il ministero della Salute, ha invitato le strutture trasfusionali italiane a intensificare le verifiche sulle temperature e sulle misure di sicurezza.
Teofili ha ricordato che il sistema trasfusionale italiano dispone già di protocolli per il controllo continuo della catena del freddo e di piani di emergenza da attivare in caso di anomalie.
L’obiettivo è prevenire eventuali rischi e assicurare che sangue, plasma e altri emocomponenti vengano conservati nelle condizioni previste dalle norme sanitarie.
Cyberattacchi, cresce il rischio per le infrastrutture sanitarie
L’episodio francese si inserisce in una serie di attacchi informatici che nelle ultime settimane hanno interessato anche gli impianti frigoriferi di numerosi supermercati europei.
La possibilità di intervenire da remoto su apparecchiature collegate alla rete rappresenta una vulnerabilità particolarmente delicata quando riguarda ospedali, laboratori e strutture trasfusionali.
Per gli esperti, la cybersicurezza deve diventare parte integrante della sicurezza sanitaria, attraverso controlli preventivi, formazione del personale e una maggiore attenzione ai fornitori esterni.
Il caso francese si è concluso senza conseguenze per i pazienti, ma dimostra quanto sia importante proteggere non soltanto i dati sanitari, ma anche le apparecchiature digitali indispensabili per garantire le cure.
