Nuovo sopralluogo della polizia nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove vivevano Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara, morte per avvelenamento da ricina nel dicembre 2025. L’abitazione, rimasta sotto sequestro per oltre dieci mesi, dovrebbe tornare nella disponibilità della famiglia al termine degli accertamenti effettuati questa mattina.
A confermare l’imminente dissequestro è stato Marco Graziano, capo della Squadra Mobile di Campobasso, che ha seguito personalmente le operazioni.
«Le indagini ovviamente proseguono», ha precisato il dirigente della polizia, senza fornire indicazioni sui tempi necessari per arrivare alla conclusione dell’inchiesta.
Polizia nella casa dei Di Vita, presente anche il padre delle vittime
Gli agenti della Questura di Campobasso, affiancati dal personale del Servizio centrale operativo, sono arrivati intorno alle 9 nell’abitazione di via Risorgimento.
Alle operazioni hanno partecipato almeno una decina di poliziotti. Intorno alle 9.30 è arrivato anche Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara.
Non si tratta del primo intervento degli investigatori nell’immobile, già sottoposto a diversi sopralluoghi nei mesi successivi alla tragedia.
La nuova perquisizione precede la prevista rimozione dei sigilli, ma il dissequestro non comporta la conclusione dell’inchiesta, che resta aperta per accertare come la sostanza tossica sia entrata in contatto con le due vittime.
La morte di Antonella e Sara nel dicembre 2025
La vicenda risale agli ultimi giorni dello scorso dicembre, quando Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, di appena 15 anni, morirono dopo una grave intossicazione.
Gli accertamenti medico-legali hanno successivamente confermato che il decesso di entrambe è stato provocato dalla ricina, una sostanza altamente tossica.
La perizia autoptica, depositata nel luglio scorso e composta da circa 900 pagine, ha chiarito la causa delle morti, senza però consentire di ricostruire definitivamente le circostanze dell’avvelenamento.
Resta ancora da stabilire come la ricina sia stata assunta dalle due vittime e se vi sia stata una somministrazione intenzionale.
Sentiti anche gli insegnanti delle due sorelle
L’attività investigativa prosegue parallelamente anche attraverso la raccolta di nuove testimonianze.
Negli ultimi giorni gli agenti della Squadra Mobile hanno convocato in Questura diversi docenti del liceo classico Mario Pagano di Campobasso, istituto frequentato da Sara e dalla sorella Alice.
Gli insegnanti sono stati ascoltati come persone informate sui fatti, nell’ambito degli approfondimenti condotti dagli investigatori.
Le verifiche si aggiungono agli accertamenti tecnici e informatici già effettuati nei mesi scorsi, con l’obiettivo di ricostruire ogni elemento utile a chiarire la vicenda.
Le indagini proseguono, nessuna certezza sulle responsabilità
L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino, che sta cercando di ricostruire le circostanze dell’avvelenamento e individuare eventuali responsabilità.
Gli investigatori hanno esaminato testimonianze, materiali sequestrati e dispositivi elettronici, mentre proseguono le analisi scientifiche sui reperti raccolti.
Il previsto dissequestro dell’abitazione segna dunque un passaggio significativo per la famiglia Di Vita, ma non rappresenta una svolta definitiva nell’individuazione delle cause e delle eventuali responsabilità.
A quasi un anno dalla morte di Antonella e Sara, il principale interrogativo resta ancora senza risposta: come sono state avvelenate con la ricina?
