Il Napoli, da quando De Laurentiis l’ha acquistato dopo il fallimento, è in costante crescita. Il progetto, nato anche grazie all’ottimo lavoro di Pierpaolo Marino, di anno in anno, diventa più importante, si consolida. Il club, in poco tempo, è approdato tra i migliori sedici dell’Europa. Con Mazzarri alla guida gli azzurri sono agli ottavi di finale della Champions League, un traguardo sognato, insperato soltanto ad agosto dello scorso anno, nel giorno dei sorteggi della manifestazione continentale.
Ciononostante, fateci caso, c’è sempre qualche spirito allegro, c’è sempre qualcuno che ha eretto il lamento costante a sistema di vita, c’è sempre qualche bastian contrario, c’è sempre qualche beota che prova ad alzare l’asticella (come ama dire Mazzarri). E al primo errore (o anche in assenza di errori) sono pronti a sputare sentenze e veleno. Come se l’errore fosse una loro esclusiva.
Ma veniamo alla nuova fase di calciomercato che è appena iniziata. Sono in tanti a dire che il Napoli deve rinforzarsi. Chi lo vuole più solido in difesa, chi più competitivo a centrocampo, chi più prolifico in attacco. Giusto che tutti possano esprimere una propria opinione. Anche questo è il bello del calcio. Da sempre.
Un po’ meno giusto e meno intelligente è l’atteggiamento successivo. Perché? Se De Laurentiis non acquista, è perché non vuole sborsare soldi. Se De Laurentiis ingaggia giovani di prospettiva è perché gioca al risparmio, se acquista un big come Vargas è perché poi vuole vendere uno dei migliori dell’organico. Ovvero, al di là di quanto fa il presidente, c’è sempre qualcuno pronto a criticarlo. Incontentabili o in malafede?
Ce n’è anche per l’ottimo Mazzarri che sta facendo un lavoro eccezionale. Ha solo tre tenori, Cavani, Lavezzi e Hamsik, allora è lui che non vuole altri calciatori di spessore, di caratura, in quanto non saprebbe gestirli. Che cretinata! Ne arriva un altro (come Vargas) e sùbito a fare considerazioni: ed ora Mazzarri chi manderà in panchina? Sarà capace di schierarli tutti? Dimenticando le difficoltà diverse da incontro a incontro, il momento di forma di ciascuno dei calciatori, i necessari, indispensabili equilibri da tenere sempre in campo, il valore degli avversari.
Allora, a questi signori (sic!) che hanno eretto il lamento costante a sistema di vita, si può soltanto controbattere che sono senza cervello e portano in giro panni.