/ Meloni, ipotesi dimissioni a marzo 2027: elezioni anticipate già a maggio? Lo scenario

Meloni, ipotesi dimissioni a marzo 2027: elezioni anticipate già a maggio? Lo scenario

Giorgia Meloni durante un intervento istituzionale, immagine illustrativa delle ipotesi sulle elezioni anticipate del 2027.

Giorgia Meloni potrebbe lasciare Palazzo Chigi nel marzo 2027, aprendo la strada alle elezioni politiche anticipate in primavera. È lo scenario che emerge dalle indiscrezioni sulle strategie della maggioranza, nonostante la linea ufficiale del governo continui a essere quella di arrivare alla scadenza naturale della legislatura, prevista per l’autunno del prossimo anno.

 

Secondo una ricostruzione pubblicata da la Repubblica, la presidente del Consiglio avrebbe affrontato l’ipotesi delle dimissioni durante alcuni incontri con gli alleati Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi. Una possibilità che, al momento, non trova conferme ufficiali, ma che alimenta il dibattito politico sulle prossime elezioni.

 

Meloni, possibili dimissioni dopo il Consiglio europeo di Roma

 

Al centro delle indiscrezioni c’è il Consiglio europeo previsto a Roma nel marzo 2027, organizzato in occasione del settantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, che nel 1957 diedero origine alla Comunità economica europea.

 

L’iniziativa, proposta dal presidente del Consiglio europeo António Costa e accolta favorevolmente dal governo italiano, porterebbe nella Capitale i leader dei 27 Paesi dell’Unione Europea. La scelta di Roma, in deroga alla consueta sede di Bruxelles, deve ancora completare il percorso di approvazione formale.

 

Proprio questo appuntamento internazionale potrebbe rappresentare, secondo le indiscrezioni, l’ultimo grande impegno istituzionale della premier prima di un eventuale passo indietro.

 

Meloni potrebbe quindi presentare le dimissioni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella subito dopo il vertice, aprendo una fase politica destinata a condurre, nell’ipotesi di scioglimento delle Camere, a nuove elezioni.

 

Elezioni politiche 2027, possibile voto il 16 maggio

 

L’eventuale conclusione anticipata della legislatura porterebbe a una nuova consultazione elettorale. Tra le date ipotizzate negli ambienti della maggioranza figura domenica 16 maggio 2027, qualora lo scioglimento del Parlamento avvenisse nei primi giorni di aprile.

 

La Costituzione stabilisce che le elezioni delle nuove Camere debbano svolgersi entro 70 giorni dalla fine delle precedenti. Le norme elettorali prevedono inoltre che il decreto di convocazione dei comizi sia pubblicato almeno 45 giorni prima del voto.

 

La decisione non dipenderebbe comunque soltanto dalle intenzioni della presidente del Consiglio. Lo scioglimento anticipato delle Camere è infatti una prerogativa del Capo dello Stato, che dovrebbe valutare la situazione politica e gli eventuali margini per la prosecuzione della legislatura.

 

Election day a giugno, ipotesi voto insieme alle Comunali

 

Un’altra possibilità discussa nel centrodestra riguarda lo svolgimento delle elezioni politiche nei primi giorni di giugno 2027, in contemporanea con le amministrative.

 

L’ipotesi dell’election day consentirebbe di accorpare le consultazioni nazionali con quelle previste in importanti città italiane, tra cui Napoli, Roma, Milano e Torino.

 

Tra gli esponenti di Fratelli d’Italia che hanno aperto alla possibilità di un voto primaverile figura il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Restano però differenti le valutazioni all’interno della coalizione, con Lega e Forza Italia che hanno più volte ribadito la preferenza per la conclusione naturale della legislatura.

 

Governo Meloni, nessuna decisione ufficiale sulle elezioni anticipate

 

Al momento, non è stata annunciata alcuna decisione sulle dimissioni della premier o sulla convocazione di nuove elezioni.

 

La stessa Meloni, nei precedenti interventi pubblici, ha ribadito la volontà di proseguire l’attività di governo fino alla fine del mandato, rivendicando la stabilità della maggioranza.

 

Le ipotesi di un voto a maggio o giugno restano dunque scenari politici, legati all’evoluzione dei rapporti tra i partiti e alle valutazioni istituzionali dei prossimi mesi.

 

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