Nuovo record per la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre. Nel 2025 i livelli di CO₂ hanno raggiunto una media globale di 426,8 parti per milione (ppm), il valore più alto mai registrato. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), che ha pubblicato oggi, 27 ottobre, il nuovo bollettino annuale sui gas serra, evidenziando conseguenze destinate a protrarsi per decenni e persino secoli.
Il rapporto, diffuso a pochi giorni dalla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP31, fotografa una situazione sempre più preoccupante. La concentrazione di CO₂ è ormai superiore del 53% rispetto ai livelli preindustriali, mentre anche metano e protossido di azoto hanno raggiunto nuovi massimi.
Gas serra nell’atmosfera, tutti i dati del nuovo rapporto ONU
Secondo le rilevazioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale, nel 2025 la concentrazione media globale di anidride carbonica si è attestata a 426,8 ppm, pari al 153% del valore registrato prima dell’industrializzazione.
Non si tratta dell’unico primato negativo. Anche il metano (CH₄) e il protossido di azoto (N₂O), rispettivamente il secondo e il terzo gas serra a lunga permanenza atmosferica per contributo al riscaldamento globale provocato dalle attività umane, hanno raggiunto concentrazioni senza precedenti.
In particolare, il metano è arrivato a 1.948 parti per miliardo, mentre il protossido di azoto ha toccato quota 339,1 parti per miliardo.
L’aumento di questi gas contribuisce a trattenere una quantità crescente di calore nell’atmosfera, alimentando il riscaldamento del pianeta e aumentando i rischi legati agli eventi meteorologici estremi.
Riscaldamento globale, l’OMM: «Gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi»
A sottolineare la gravità della situazione è Ko Barrett, vicesegretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, che ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dell’accumulo dei gas serra.
“Un altro anno, un altro nuovo record. I gas serra stanno intrappolando una quantità di calore senza precedenti nell’atmosfera, fornendo energia per fenomeni meteorologici più estremi e i relativi rischi per le nostre economie e società”, ha dichiarato Barrett.
“Gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati e questa tendenza è destinata a continuare. La CO2 ha una vita molto lunga e quindi influenzerà il clima globale non solo per anni, ma per decenni e persino per secoli”.
La lunga permanenza dell’anidride carbonica nell’atmosfera rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti del fenomeno. Anche una riduzione delle emissioni non cancellerebbe immediatamente gli effetti dei gas già accumulati nel corso degli anni.
Crisi climatica, i nuovi dati alla vigilia della COP31
Il bollettino arriva alla vigilia della COP31, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma dal 9 al 20 novembre 2026 ad Antalya, in Turchia.
L’appuntamento riunirà rappresentanti dei governi e delegazioni internazionali per discutere gli interventi necessari a contenere il riscaldamento globale e rafforzare gli impegni per la riduzione delle emissioni.
I nuovi dati dell’OMM rappresentano un ulteriore elemento di attenzione per i negoziati. Nonostante gli impegni assunti negli ultimi anni, le concentrazioni atmosferiche dei principali gas responsabili dell’effetto serra continuano infatti ad aumentare.
Il messaggio degli esperti è chiaro: senza una riduzione significativa delle emissioni, il cambiamento climatico continuerà a produrre effetti sempre più duraturi, con conseguenze per l’ambiente, l’economia e la sicurezza delle popolazioni.
