/ Elezioni Israele 2026, Netanyahu avanti ma senza maggioranza: decisivi i partiti arabi

Elezioni Israele 2026, Netanyahu avanti ma senza maggioranza: decisivi i partiti arabi

Benjamin Netanyahu è in vantaggio nello scrutinio delle elezioni parlamentari in Israele, ma non dispone ancora dei numeri necessari per formare un nuovo governo. Secondo i risultati provvisori diffusi dalla Commissione elettorale centrale, con il 76,8% delle urne scrutinato, il blocco del primo ministro uscente ottiene 54 seggi, mentre quello guidato dal principale avversario Gadi Eisenkot ne conquista 47.

 

I partiti arabi raggiungono complessivamente 19 seggi. Per ottenere la maggioranza nella Knesset, il Parlamento israeliano composto da 120 deputati, sono necessari almeno 61 seggi. Nessuno dei due principali schieramenti ha quindi, al momento, i numeri per governare autonomamente.

 

Elezioni Israele, i risultati dello scrutinio e il ruolo dei partiti arabi

 

Le elezioni legislative del 27 ottobre hanno restituito un quadro politico ancora incerto. Il Likud di Netanyahu si conferma, secondo le proiezioni parziali, il primo partito del Paese, ma la composizione della futura maggioranza resta tutta da definire.

 

Un ruolo determinante potrebbe essere svolto dalle formazioni arabe, che risultano in crescita rispetto alle precedenti rilevazioni. La Lista Comune, coalizione composta da Hadash, Ta’al e Balad, è accreditata di 13 seggi, mentre Ra’am, guidata da Mansour Abbas, ne conquista sei.

 

La somma dei seggi attribuiti allo schieramento di Eisenkot e alle due formazioni arabe raggiungerebbe quota 66. Si tratta però di una possibilità aritmetica, non di un accordo politico già raggiunto.

 

Restano inoltre da conteggiare i voti espressi attraverso il sistema delle cosiddette doppie buste, utilizzato anche dai militari. Il risultato definitivo potrebbe quindi modificare ulteriormente la distribuzione dei seggi.

 

Netanyahu dopo il voto: «Il Likud è il primo partito in Israele»

 

Intervenendo davanti ai sostenitori del Likud riuniti a Gerusalemme, Benjamin Netanyahu ha rivendicato il risultato elettorale, pur riconoscendo la necessità di attendere il completamento dello scrutinio.

 

“Siamo ancora in attesa dei risultati definitivi, ma il Likud è il primo partito in Israele”, ha dichiarato il primo ministro.

 

Netanyahu ha criticato le previsioni che indicavano un risultato deludente per la sua formazione, sostenendo che “Il blocco di destra detiene una maggioranza decisiva tra l’elettorato sionista”.

 

Il premier ha quindi auspicato la formazione di un governo di destra forte, esprimendo la propria contrarietà a un esecutivo sostenuto dai partiti arabi israeliani.

 

“La maggioranza ebraica e sionista deve ritrovare se stessa e unirsi”, ha affermato.

 

Netanyahu parla dell’Iran e rilancia l’alleanza con Trump

 

Nel suo intervento, Netanyahu ha affrontato anche la situazione internazionale, dedicando particolare attenzione ai rapporti con l’Iran e agli Stati Uniti.

 

“L’Iran è più debole che mai, Israele è più forte che mai”, ha dichiarato il primo ministro, ribadendo la collaborazione con il presidente americano Donald Trump e l’obiettivo di contrastare quella che considera la minaccia iraniana.

 

Le dichiarazioni arrivano in una fase politica particolarmente delicata per Israele, dove la formazione del prossimo esecutivo dipenderà dall’esito definitivo dello scrutinio e dalle successive trattative tra i partiti.

 

Una volta ufficializzati i risultati, spetterà al presidente israeliano Isaac Herzog avviare le consultazioni per individuare il candidato al quale affidare l’incarico di formare il governo.

 

La partita politica resta dunque aperta: Netanyahu conserva il vantaggio tra i principali blocchi, ma la maggioranza parlamentare non è ancora assicurata.

 

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